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VOLTI DELL’ANIMA
E’ possibile conoscere gli abissi profondi dell’anima attraverso il volto, lo sguardo? E che cosa traspare di noi quando dal volto, dallo sguardo, da un’increspatura emozionale, si irradia una condizione di quiete o di ansia, di gioia o di dolore, di disperazione o di smarrimento, di nostalgia o di tristezza. Di felicità? Secondo Angela Vinci ciò è possibile. Nella sua pittura ogni volto rappresentato è un’anima recuperata che ritorna a vivere, tirata fuori dalla sua eternità oscura diventa forma, sostanza karmica, indagata nel suo farsi immagine, nel definirsi come mondo a sé. Quasi un enneagramma tipo-fisiognomico i volti mostrano con espressione di segno i limiti e le difese, le ferite, ma anche la forza e la temperanza dell’oscurità umana. Sono i volti dell’anima che si esprimono negli stati d’animo di meraviglia o stupore, sono immagini a-temporali in uno spazio contestuale, palese, o scuro, inerte, con una fissità forte esaltati dal loro stesso silenzio imperscrutabile. Quasi in tutti l’artista ne indaga il carattere, la ghianda hillmanniana, la forma sublimale più intima e oscura dell’essere umano, l’anima nel suo farsi destinale; nel senso del carattere l’artista indaga quella cristallizzazione delle nostre difese infantili nel processo di adattamento precoce verso la vita, e nei volti maturi la forma limite che assume il volto nel divenire maschera di se stessa, la corazza dietro cui difendersi dall'esterno, un insieme di reazioni inconsapevoli che impediscono al meglio di emergere. Ciò per questo l’artista pone accanto alle forme indagate simbolismi apodittici che ne esaltano il senso e il significato. Nell’insieme sono immagini che oscillano tra realtà e delirio, in uno spazio coartato dall’angoscia o dilatato nel buio senza confine e senza fondo della depressione malinconica, alla ricerca di un senso, dove anche le forme più sgangherate di follia, riflettono le aree tematiche raggiunte dai vertici della poesia, o segretate nelle pieghe della nostra anima di cui non abbiamo più cura. E perciò le esperienze di vita e di morte nelle considerazioni nella malinconia sfibrata e oscura esprimono il senso dell’angoscia che soffoca con espressioni che ricordano le forme dell’espressionismo ‘colto’ di Francis Bacon, mentre il destino di dolore ricorda l’opera di Van Gogh, nelle cui esperienze artistiche trova espressione l’angoscia psicotica, sono quello specchio dove, talvolta oscuramente, talvolta con toni abbaglianti, la condizione esistenziale di noi tutti trova un suo riflesso nel mondo segretato nella propria anima, ma mai, per fortuna, definitivamente sepolto. C’è infatti una creatività sempre incistata nella follia di forme contratte, c’è un bisogno di esprimere mondi altri da quello che abitualmente abitiamo, c’è un desiderio di espandere orizzonti fino alla vertigine del senza-confine. Lo spirito creativo dell’artista va al di là dell’opposizione tra normale e anormale e può essere metaforicamente rappresentato come la perla che nasce dalla malattia della conchiglia. Come non si pensa alla malattia della conchiglia ammirandone la perla, così di fronte alla forza vitale dell’opera non pensiamo alla schizofrenia che forse era la condizione della sua nascita. Proprio perché ascolta, invece di tacitare immediatamente il linguaggio della follia con il farmaco, Angela riesce a individuare e a descrivere nella sua pittura le differenze tra le connotazioni maschili e femminili nella sua immersione di vita, in un presente divorato dal desiderio narcisistico di un corpo ‘altro’ da quello che si ha, i diversi modi maschili e femminili di vivere la tristezza vitale della depressione e di immaginare la morte volontaria come ultimo orizzonte di una speranza divenuta impossibile. E ancora, riconoscere i volti dell’angoscia nelle differenti risonanze maschili e femminili di vivere gli sconvolgimenti emozionali e le metamorfosi relazionali, dove, come in uno specchio dell’anima è dato cogliere, oscuramente, quel che è in ciascuno di noi, perché ciascuno di noi, anche se non si accorge, è quotidianamente impegnato ad armonizzare le dissonanze tra il mondo della ragione e il mondo della follia che ci abita.
(Luigi Dantes)
Questa talentuosa artista propone interessanti ritratti pregni di un intenso realismo moderno,mai semplicemente descrittivo,seppure la “descrittività” pare giusto e quanto mai opportuno sottolinearlo,costituisce comunque una ricchezza in opere di lavori plastici.
Angela Vinci propone ,in modo alquanto originale e riuscito,dei volti da cui pare trasparire una lucida ricognizione meta-espressiva,in cui cioè traspaiono posture e atteggiamenti veramente caratterizzanti del soggetto raffigurato.
A mente ricordiamo,a titolo esemplificativo,i visi di celebri star della Musica internazionale,come John Lennon,Bob Marley e Madonna,ma anche il ritratto di Andy Warhol,maestro della Pop Art,accanto a soggetti figurativi ove traspaiono,in modo veramente sicuro e degno della massima attenzione.
Particolari stati d’animo,che si riflettono anche nei dettagli più minuti dei suoi articolati lavori su tela.
Inoltre,pecurialità altrettanto ragguardevole,è la scioltezza con la quale Angela Vinci realizza i suoi emozionanti oli,capaci di conquistare serenamente l’attenzione dell’osservatore,anche quello più esigente.
(Simone Fappanni)
Una pittura,la sua,intensa,esplosiva,concentrata psicologicamente sull’espressività del soggetto e della rappresentazione.
L’artista intensifica la sua immagine essenzialmente con la forza del colore,che modella la forma in una concezione nella quale simbolo e realtà si fondono.
Nei ritratti di Angela Vinci si nota l’approfondimento psicologico,la conseguenza visibile dei moti dell’anima,ricercati attraverso l’intensità cromatica e una pennellata densa e fluida che imprime movimento.
Dipinge attraverso sensazioni ed intime emozioni,tradotte con grande ricchezza di stimolo creativo e con estrema libertà di segno sulla tela.
(Lavinia Rao)
Angela Vinci è la figurazione contemporanea. Si destreggia con abile genialità su una tavolozza fatta di colori vividi, di brillanti blu e viola, gialli e rosa che accosta in un equilibrio esclusivo. Tocchi spatolati e pennellate, ora fugaci nel tratteggio dei volti e ora vagamente accennate nella definizione dei particolari, delineano un’arte non finita, ma perfettamente consona a cogliere ed illustrare con verità inattesa i giorni e le ore di un quotidiano. Volti, atteggiamenti reali sono frutto di un’attenta ricerca e sintesi di una tecnica sorprendente. Le sue figure, cromaticamente ed emotivamente incisive, si stagliano su fondi monocromi da un lato quasi a contrastare ed esulare i due elementi, dall’altro a renderli parte integrante l’uno dell’altro in una sinergia intensa e pregnante. L’elemento descrittivo fa solo da contorno ai sentimenti palesati nella psiche e nel carattere di ogni soggetto raffigurato. Animi emergenti veementemente dai suoi lavori che hanno la capacità di conquistare l’osservatore, di immergerlo nelle tele, di coinvolgerlo incontrollatamente nella comprensione e condivisione degli spazi e dei luoghi.
(Francesca Mazzarelli)
Domenica 22 giugno 2008 alle ore 19,30 il Circolo Culturale
500 gr.inaugura la mostra personale di Angela Vinci dal titolo “Pura
Contaminazione”.
In occasione della mostra l’artista espone una serie di
dipinti su tela, realizzati nell’ultimo anno, denominata “Appena giunti sul
pianeta Terra”.
Rispettando il suo modus operandi, Angela Vinci ha fatto del
viso umano l’oggetto privilegiato della sua pittura, una pittura forte,
espressionista, dal tratto personalizzato e dal colore deciso, arricchita dalla
capacità di cogliere e trasmettere l’imperscrutabile molteplicità della mimica
umana.
Mediante una pennellata disinvolta ma allo stesso tempo irruenta e
vigorosa, la pittrice scandaglia l’interiorità dei suoi soggetti, esponendoli
in un equilibrato connubio di luce, forma e colore.
In questa serie di neonati
emerge il netto contrasto tra purezza e contaminazione, e come quest’ultima
possa inevitabilmente invadere la prima.
Individui con ancora addosso le
tracce del loro turbolento percorso, spauriti, dolenti, ingenui e ignari,
attraverso la percezione del mondo esterno, sembrano subire una deprivazione
totale del perduto paradiso terrestre. Come in un deja vù, la struggente e
ansiosa consapevolezza del cambiamento, del misterioso e minaccioso confine
naturale che li circonda, preannuncia il mancato soddisfacimento di bisogni
precedentemente soddisfatti. Una paradossale saggezza, esternata da uno sguardo
scrutatore e già critico, li rende drammaticamente consci di ciò che il mondo
non potrà offrirgli.
Dai loro sguardi fissi e penetranti, si innesca la
possibilità del confronto, la denuncia stessa dell’artista nei riguardi di un
mondo corrotto, violento, contaminato e contaminante, un mondo che, in poche
ore di vita, si riflette nei loro visi induriti e contratti, con un’autenticità
priva di adulazione che li fa apparire tutt’altro che divini.
Lontani dal
risolvere il grande mistero del “perché”, ormai catturati nella morsa della
vita, non hanno altra scelta che lasciare liberamente vagare i tratti del loro
volto.
(Lavinia Rao)
La mostra personale di
Angela Vinci dal titolo "C'era una volta...oggi" inizierà il 4 ottobre e proseguirà fino 3 novembre 2008 nello spazio espositivo del centro culturale e
lounge bar
Zero 69 di Acireale (Ct).
Per l'occasione l'artista propone una
selezione di dipinti, raffiguranti perlopiù bambini,
dove coglie in maniera
eloquente la realtà nella sua nuda verità.
In uno sfondo volutamente ai margini
della composizione, il bambino s'impone
all'osservatore proprio perchè
dominante rispetto al contesto urbano: quasi come
un'apparizione, invoca il
tempo senza tempo dell'infanzia, rivalutando i principali valori
umani e
anteponendoli a quelli effimeri del mondo d'oggi.
Nello spontaneo tentativo di
comunicare al nevrotico mondo degli adulti i suoi
più puri desideri, si
estrania in un'innocente bisogno di evasione, ponendosi
come valore primario
della vita.
(Lavinia Rao)
In
occasione della sua mostra l’artista Angela Vinci presenterà i suoi ultimi
lavori, quelli realizzati negli ultimi mesi trascorsi con stati d’animo
altalenanti che sono scrutabili e percettibili nelle sue tele. Rispettando il
suo unico ed inconfondibile stile, dato da stesure morbide e allo stesso tempo
dure e forti, dal suo colore netto e senza sfumature, realizza le sue ultime
opere che vedono come punto focale l’infanzia.
Infanzia come dimensione più
ignota e misteriosa, quella più amata e affascinante, quella che continua a
vivere all’interno di ciascuno di noi come desiderio di risveglio del proprio
pudore e della propria incontaminazione.
E’ così che l’artista si dedica e si
approccia a questi soggetti trasmettendo un universo risonante e multicolore
che lei stessa porta dentro di se.
Con il suo colore stimola attenzione,
creatività e fantasia. Sveglia i sentimenti più dolci ed affettuosi come quelli
più intensi e violenti. Infanti e fanciulli disarmati che attraverso gli
sguardi profondi, puri e alieni sono disarmati ma anche perspicaci nei
confronti di un mondo che ancora non gli appartiene ma che gli farà vivere
continue metamorfosi, di stupore, di scoperte e di meraviglia. Consapevoli di
ciò che sarà il loro domani, fragili ed innocenti, guardano il mondo in cui si
trovano catapultati con diffidenza e con drammaticità ed alcuni con una
indifesa tristezza che esplode dal primo gemito.
L’artista attraverso queste
opere vuole esprimere il suo disagio interiore relativo alla cruda ingiustizia
e sofferenza in cui il mondo attuale e soprattutto quello del futuro dovrà
imbattersi per poter vivere in equilibrio, quiete e trasparenza.
Il suo lavoro
continuerà ad andare avanti per questa linea poiché il suo linguaggio dimostra
di non aver ancora una soluzione e di avere tanta debolezza nel lottare il
sospetto e lo scetticismo.
(Rosangela Arcidiacono)
Una
superficie pittorica attraversata da sinuose e minimali linee compositive
che,
bastando a se stesse, danno vita a forme e volumi e si alternano, in un gioco di pieni e vuoti, ad elaborati tocchi di pennello che intersecandosi e
sovrapponendosi
creano un perfetto equilibrio,....la pittura di Angela Vinci.
(Denisa Borgese)
Un volto come uno specchio,a cui si ci avvicina lentamente e si ritrova
riflesso il proprio io,la parte intima di se stessi.
L'azione di imprimere un volto nella tela si trasforma in un'esperienza
introspettiva,le pennellate dense di accese cromie diventano parole per narrare quell'universo,quei svariati universi che prendono forma.
La fotografia è il puntodi partenza,diventano database per carpire
informazioni,come fare degli schizzi per prendere appunti sul soggetto
ritratto.
Diviene un'esplorazione delle dinamiche e delle forze che interagiscono tra
il regno della mente e quello fisico.
L'universo creativo di Angela Vinci ruota attorno alla descrizione di un
volto,alla descrizione dell'anima di questo volto.
Ricordando Lucien Freud, a cui Angela guarda,nel parlare di creatiità
sosteneva che" l'ossessione per il soggetto è l'unico impulso necessario al
pittore per mettersi al lavoro".
E per Angela quei volti scelti,analizzati e immersi in quei toni accesi e
forti,appaiono come una ricerca ossessiva,in un lavoro incentrato sulle
dicotomie dell'esistenza.Il ritratto non riveste soltanto la caratteristica di
genere pittorico,ma rappresentazione dell'interpretazione dell'artista sul
mondo che lo circonda.
Quella rappresentazione del vissuto interiore del soggetto ritratto che
dall'epoca rinascimentale prende forma per raccontare una dimensione in cui
l'aspetto reale viene abbandonato per lasciare spazio ad una nuova coscienza
del sé.
Il volto segnato,sanguinante,bloccato in quell'immagine,con quell'espressione
di stupore,di richiesta,di sofferenza,di dubbio,di semplice osservazione e
riflessione del mondo che lo attornia,rendono il ritratto come una finestra
sull'animo, e le pennelate ed i colori un codice di comprensione del nostro
io.
L'indagine ha come punto di partenza il mondo interiore in continuo divenire
all'interno di una relazione col mondo circostante.
E' il desiderio di imprimere su una tela la personalità,i travagli,i
turbamenti,i desideri, i limiti,dell'essere umano contemporaneo. In Angela è
estremamente presente quella cultura dell'interiorizzazione,che traspare dai
suoi lavori,che l'aiuta nel complesso ruolo di essere artista allo stato
attuale.
Elemento pregante del suo essere arte il pensiero,in cui il sapersi guardare
dentro e l'esternare con maggiore varietà di strumenti e di mezzi artistici la
propria identità,è in quel viaggio solitario nel mondo dell'arte.
La psicologia entra nell'arte e diventa una fondamentale chiave di lettura
della rappresentazione della stessa interiorità dell'artista.
Lo studio fisiognomico coincide con lo studio della psiche,facendo coincidere
l'osservazione fisica con la lettura dell'interiorità.
Evidenzia i segni della vita,le metamorfosi scrutandone l'animo attraverso il
ritratto.
La relazione che crea tra la fisicità,la carne,la pelle e la pittura è in
continuo dialogo.
Dialogo sottolineato dal forte segno grafico,dalla forza del colore che ne
modella plasticamente la forma.
E' un descrittivismo plastico dalla doppia realtà,fisica,oggettiva,ed intima
del protagonista.
Scandaglia la psiche umana in tutte le sue sfaccettature,tessendo il racconto
della realtà percepibile.Ricerca di studio,anche la fisionomia dei volti di
bambini" Appena giunti sul pianeta terra",nei quali si legge il racconto della
consapevolezza, nonostante siano venuti al mondo da troppo poco tempo.
Raccontano come di una cognizione atavica,che prepotentemente prende vita ed
ha una sua energia,quella coscienza della difficoltà della realtà che si
apprestano a vivere.
Pennellate rapide,energiche dove il volto umano è luogo privilegiato, non
soltanto pittorico,ma anche sede delle emozioni variegate e dei sentimenti.
Descrive i suoi personaggi in un equilibrato connubio di luce,forma,colore,in
quegli occhi che ti scrutano,ti domandano,e nel perdersi in questo vortice
emotivo riescono a turbare chi li osserva.
Volti travestiti,coperti da un trucco dato da pennellate piene e di estreme
cromie,danno l'apparente sensazione come di voler coprire qualcosa,come di
volerla manifestare soltanto in un altro momento.
E' un confessare l'anima,ma lo fa ricorrendo ad un'immagine forte che spiazza
e che inevitabilmente ti porta a soffermarti nel guardare,ti porta ad uno
sguardo non esclusivamente immediato legato ad una visione estetica,ma conduce
ad una riflessione sulla gamma svariata di sentimenti che l'essere umano
custodisce dentro di se'.
Angela sceglie di farli fluttuare,li immerge in una dimensione vicina
all'onirico,ma legata ad una scelta rappresentativa vicina ad un certo
espressionismo,ad una certa crudezza espressiva dei sentimenti.
Sono i volti con le sue espressioni ed i moti dell'animo che attirano la sua
attenzione e nella solitudine di una tecnica come quella pittorica,prendono
forma,dialogando,iniziando a vivere una loro esistenza.
E' una pittura del sentire,è un'arte che si interessa all'interiorità,che
percorre i pensieri della verità esistenziale,dei molteplici interrogativi che
investono la vita umana.E' un percorso di tinte fervide,di espressioni, per
giungere ai dubbi esistenziali e alle paure che abitano la realtà in cui
viviamo.
La tensione pittorica coincide con la tensione del personaggio ritratto,in
quella cultura occidentale che ha avuto e continua ad avere come oggetto il
profondo con le sue passioni e le sue angosce.
Così Angela si confronta con i volti delle persone scelte ed effigiate,ne
scruta i pensieri reconditi,per carpire i segreti della psiche umana.
Quella verità effettuale che nella cultura occidentale individua in Leonardo
il padre assoluto di questi viaggi pittorici nell'anima.Fino ad arrivare a
Freud che con la scoperta dell'inconscio e la nascita della psicanalisi ha
influenzato profondamente anche il campo dellle arti. Così un'indagine sulla
pittura dell'anima si schiude ad un pluridimensionalità dello spazio psichico
dei soggetti ritartti e del riflesso in questi soggetti che si ha dell'artista
stesso.
In una dimensione di privati sentimenti impressi con i colori sulla tela, la
memoria di artisti quali Lucien Freud,Marlene Dumas,Jenny Saville,Philippe
Hipwell,Serrano e Kim Joon,diviene elemento di fascinazione e di ricordo.
(Laura Francesca Di Trapani)

Recensione del prof.Arturo Messina per il quotidiano di Siracusa "La Libertà
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